Friluftsliv d'inverno: vivere il freddo, non subirlo
non esiste brutto tempo, solo cattivo abbigliamento, dicono in Norvegia
In breve. Il friluftsliv, la vita all’aria aperta come pratica quotidiana, non si ferma con il freddo. È la legge stessa a concedere il diritto di accesso alla natura hele året, tutto l’anno, e l’inverno è dove la pratica si separa dalle uscite col bel tempo. La differenza con il resto della cultura del benessere sta tutta qui: mentre lo hygge danese cerca il conforto al chiuso, contro l’inverno, il friluftsliv lo cerca fuori, non nonostante il freddo ma dentro il freddo.
L’inverno non è una pausa
Nelle culture in cui stare fuori è una gita, l’inverno è la stagione in cui si smette. Nel friluftsliv è il contrario: è quando la pratica si distingue dal semplice «bel tempo». Chiunque esce a giugno; uscire a gennaio, con qualunque tempo, è il punto.
Questo è scritto nella legge, non solo nella cultura. Il § 2 della legge sulla vita all’aperto del 1957 concede il transito a piedi su terreno incolto hele året, tutto l’anno. Il diritto non ha una stagione chiusa, e quindi non ce l’ha nemmeno l’abitudine che ci si costruisce sopra.
C’è un modo di dire norvegese che riassume tutto: «det finnes ikke dårlig vær, bare dårlige klær», cioè non esiste cattivo tempo, solo cattivo abbigliamento. Non è uno slogan motivazionale: è un’istruzione pratica. Sposta il problema dal cielo (che non controlli) ai vestiti (che controlli), e con quello sposta anche cosa consideri una giornata possibile.
Perché non è hygge
È la confusione più frequente, e l’inverno la chiarisce meglio di ogni definizione. Lo hygge, parola danese, è l’arte di stare bene al chiuso: candele, coperte, il calore della casa mentre fuori infuria l’inverno. Il friluftsliv punta nella direzione opposta: il conforto si va a cercare fuori.
Non sono in contraddizione (un norvegese scia tutto il giorno e poi si gode il calore della baita la sera), ma non sono la stessa cosa. Sono due risposte allo stesso inverno: una lo tiene fuori dalla porta, l’altra ci entra dentro. Chi vive in montagna lo sa senza bisogno di parole nordiche: il freddo, certe notti, non è l’ostacolo al conforto. È dove il conforto si trova. È la stessa aritmetica di cui scrivo a proposito delle notti in bivacco nelle Dolomiti.
Il friluftsliv invernale, in pratica
Non serve la Norvegia, e non serve essere alpinisti. La logica è la stessa d’estate (regolarità, poco e spesso), con una variabile in più che diventa decisiva: i vestiti.
- Vestirsi a strati, per gestire il sudore in salita e il freddo in sosta: nel freddo l’errore quasi sempre non è la temperatura, è il vestirsi male.
- Uscire lo stesso, con la neve, la pioggia, il buio presto. È proprio questo che distingue la pratica dalla gita.
- Attività lente d’inverno: una camminata corta e regolare vale più di un’impresa saltuaria. Il friluftsliv non è una prestazione.
Il diritto che in Norvegia rende tutto questo semplice, cioè accamparsi e muoversi ovunque, si chiama allemannsretten; in Italia non ha un equivalente, e d’inverno le regole sull’aperto contano ancora di più.
Le attività dell’inverno norvegese
Il friluftsliv invernale non è un’idea astratta: ha una lista di gesti concreti, che in Norvegia sono ordinari quanto da noi lo è il caffè al bar.
- Sci di fondo. Non lo sci da discesa degli impianti, ma quello che porta da un punto all’altro del paesaggio. È l’immagine classica dell’inverno norvegese, ed è anche l’attività che i dati danno in calo: vedi il paragrafo qui sotto.
- Pattinaggio e camminate sulla neve, spesso nel buio del pomeriggio, che a quelle latitudini arriva presto.
- Il bagno gelato (isbading): l’immersione in acqua fredda, praticata come abitudine e non come sfida. È la stessa logica del cercare il conforto dentro il freddo, portata al suo estremo.
Nessuna di queste richiede la Norvegia. Richiedono la stessa cosa: uscire quando è più facile restare dentro, e trattarlo come normale.
Cosa dicono davvero i numeri
Qui devo complicare la mia stessa tesi, perché i dati norvegesi sono più interessanti della cartolina.
L’istituto di statistica norvegese ha seguito il friluftsliv per cinque decenni e ha pubblicato i risultati nel 2023. Lo sci, l’attività che tutti immaginano pensando a un inverno norvegese, è in calo:
I 1970 gikk totalt 58 prosent av befolkningen på ski, hvorav 52 prosent gikk korte skiturer og 41 prosent lange skiturer. […] I 2021 oppga 42 prosent å ha gått på ski de siste 12 månedene.
Nel 1970 il 58 per cento della popolazione andava a sciare, di cui il 52 per cento faceva gite brevi e il 41 per cento gite lunghe. […] Nel 2021 il 42 per cento ha dichiarato di aver sciato negli ultimi 12 mesi.
Il calo è più ripido per le gite lunghe: dal 41 per cento del 1970 al 21 per cento del 2021, venti punti percentuali in meno. Fra le spiegazioni, l’istituto ne dà una che dovrebbe preoccupare chiunque ami l’inverno: «milde og snøfattige vintre gir mindre aktivitet», inverni miti e poveri di neve producono meno attività.
Quindi l’immagine di un paese sugli sci è, come minimo, datata. Ma lo stesso rapporto contiene un secondo dato che va nella direzione opposta, ed è quello che trovo davvero incoraggiante:
På starten av 1970-tallet var én av ti personer i befolkningen aktiv minst én friluftslivsaktivitet minst 3 ganger i uken, mens på starten av 2020-tallet var andelen doblet seg, til to av ti personer.
All’inizio degli anni Settanta una persona su dieci praticava almeno un’attività di friluftsliv almeno 3 volte a settimana, mentre all’inizio degli anni Venti la quota era raddoppiata, a due su dieci.
Meno norvegesi sciano. Il doppio di norvegesi sta fuori più volte a settimana. L’ampiezza si è ristretta e la frequenza è raddoppiata, che è esattamente la direzione in cui punta il friluftsliv: non la spedizione annuale, ma la settimana ordinaria.
Non è una prestazione
Vale la pena ripeterlo perché è dove la maggior parte delle persone sbaglia mira. Il friluftsliv invernale non è resistenza, non è un record di freddo sopportato, non è un’impresa da raccontare. Una camminata di venti minuti nella neve, ripetuta ogni giorno, è più friluftsliv di una singola uscita eroica. Il freddo non è l’avversario da battere: è la condizione dentro cui si impara a stare bene.
Domande che mi fanno
Si pratica il friluftsliv anche d’inverno?
Sì: l’inverno è la sua stagione più tipica. In Norvegia significa sci di fondo, pattinaggio, bagni gelati e camminate nel buio. La pratica non va in pausa con il freddo, semmai si definisce proprio lì.
I norvegesi sciano ancora quanto una volta?
No. L’istituto di statistica norvegese riporta che la quota di popolazione che aveva sciato nei 12 mesi precedenti è scesa dal 58 per cento del 1970 al 42 per cento del 2021, e le gite lunghe dal 41 al 21 per cento. Fra le ragioni indicate ci sono inverni più miti e con meno neve.
Qual è la differenza tra friluftsliv e hygge d’inverno?
Direzione. Lo hygge (danese) cerca il conforto al chiuso, contro l’inverno; il friluftsliv (norvegese) lo cerca fuori, dentro il freddo. Vanno benissimo insieme, ma non sono la stessa cosa.
Serve attrezzatura speciale?
Serve soprattutto vestirsi bene, a strati. Nel freddo il fattore decisivo quasi sempre non è la temperatura ma l’abbigliamento, da cui il detto norvegese «non esiste cattivo tempo, solo cattivo abbigliamento».
Fonti
- Dalen HB, Oppøyen MS. “Friluftsliv i Norge: Status og historisk utvikling.” Statistisk sentralbyrå, Rapporter 2023/31 (29 settembre 2023)
- Lovdata: Lov om friluftslivet (friluftsloven), LOV-1957-06-28-16